TRIBUNALE DI BARI, SENTENZA DEL 14-07-2020 N. 2168

La dottrina prevalente (DOLMETTA “Rilevanza usuraria sull’anatocismo” pubblicato in www.dirittobancario.it; PANDOLFINI “Divieto di anatocismo e contratto di mutuo bancario”, in Dir. Fall. 2003, II, pag. 562) tende a ricondurre anche gli INTERESSI ANATOCISTICI nell’ambito applicativo della Legge 108/1996 sulla base di alcune considerazioni svolte in particolare con riferimento al tasso di mora. Infatti, tale dottrina evidenzia come l’art 644 comma 4 c.p. comprende, tra gli elementi rilevanti ai fini della valutazione del tasso di interesse usurario, le commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese collegate alla erogazione del credito, tra i quali devono essere ricompresi anche gli INTERESSI ANATOCISTICI.

Secondo DOLMETTA, “La dimostrazione della rilevanza usuraria dell’anatocismo prende avvio con la constatazione – invero di esperienza comune, di per sé stessa – che le relative clausole contrattuali integrano gli estremi della «condizione economica»: ai sensi e per gli effetti, tra l’altro, della norma dell’art. 116 TUB («pubblicità» delle condizioni economiche dei contratti bancari). Le medesime indicazioni della Banca d’Italia si manifestano univoche in proposito. Cfr., così, le Istruzioni di trasparenza del 29 luglio 2009 (p. 14): «qualora un contratto relativo a un’operazione … di finanziamento preveda la capitalizzazione infrannuale degli interessi, il valore del tasso, rapportato su base annua, viene indicato tenendo conto degli effetti della capitalizzazione». Cfr., inoltre, il «Prototipo di foglio informativa del conto corrente offerto ai consumatori» (All. 4A) del 10 febbraio 2011, che come «principali condizioni economiche – voci di costo» inserisce la serie: «spese fisse – spese variabili – interessi somme depositate – fidi e sconfinamenti – capitalizzazione (periodicità) – disponibilità somme versate»”.

Questa tesi è condivisa da alcuni Tribunali di merito, per i quali il limite fissato dal tasso soglia riguarda gli interessi comunque determinati e, quindi, la verifica del superamento del TSU deve considerare anche gli INTERESSI ANATOCISTICI.

In questo senso si è espresso il Tribunale di Bari con la sentenza del 15-07-2020 n. 2168 che ha stabilito che il TEG FINANZIAMENTO per la verifica del superamento del TSU deve essere “elaborato tenendo conto di tutti gli oneri connessi al rapporto contrattuale, ovvero di interessi corrispettivi, moratori, ANATOCISTICI, nonché di tutte le commissioni, spese e provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedano una remunerazione a favore del mutuante, escluse soltanto quelle per imposte e tasse”.

Si rinvia agli articoli TENTATA TRUFFA DEL TASSO CORRISPETTIVO E CRITERI DI QUANTIFICAZIONE, EVIDENZIAZIONE DELL’USURA COLLEGATA ALLA SOLO FASE FISIOLOGICA DEL CONTRATTO, TASSO CORRISPETTIVO: IL REATO-MEZZO DI TRUFFA AGGRAVATO EX ART. 61, COMMA 1, N. 2, C.P. DALLA CONNESSIONE CON IL REATO-FINE DI USURA NEI CONTRATTI DI FINANZIAMENTO RATEALE e LA VIOLAZIONE SISTEMATICA DELL’ART. 821, COMMA 3, C.C. DETERMINA IL TAROCCAMENTO AL RIALZO DEI TEGM E DEI TSU DEI FINANZIAMENTI RATEALI.

TRIBUNALE DI LUCCA, SENTENZA DEL 10-06-2020 N. 476

Si segnala un’altra interessante sentenza del Tribunale di Lucca dopo quella del 10/05/2018 n. 763, Dott. Carlo Mancini, che ha sancito espressamente l’INDETERMINATEZZA CONTRATTUALE IN COMPOSTO.

Si tratta della sentenza del Tribunale di Lucca del 10/06/2020 n. 476, Dott. Michele Fornaciari, che ha sancito che il regime ordinario di calcolo degli interessi, in assenza di espresse previsioni in contrario, è quello della CAPITALIZZAZIONE SEMPLICE” e ha stabilito, per conseguenza, il ricalcolo del MUTUO sottoscritto il 17/11/2008 con la corretta sanzione dell’art. 117 del TUB.

Si legge specificatamente che “Il CTU, al quale era stato espressamente conferito il compito di verificare se sulla base della documentazione contrattuale fosse possibile ricostruire in modo univoco quale fosse il metodo di calcolo dell’ammortamento, ha infatti risposto negativamente, evidenziando in proposito diverse problematicità del contratto … (…) … Il contratto è dunque, in parte qua, nullo, con la conseguenza che il piano di ammortamento va ricalcolato, ex art. 117 lett.)a TUB, conteggiando gli interessi al tasso bot minimo (trattandosi di operazione attiva) … (…) …. Nessuna morosità essendo imputabile alla xxxxxxx e il contratto non può dunque ritenersi risolto e deve al contrario ritenersi tutt’ora in essere, fermo il ricalcolo del piano di ammortamento secondo il criterio sopra indicato”.

Si rinvia all’articolo PRINCIPIO DI EQUIVALENZA E PONDERAZIONI DEI PERIODI RATEALI, all’articolo VERITÀ MATEMATICHE INCONTROVERTIBILI 4 (E CONSEGUENTI INEQUIVOCABILTÀ GIURIDICHE), all’articolo LEVI 1953-1959 VINCOLO EPOCA DI RIFERIMENTO, all’articolo ESEMPIO DI INDETERMINATEZZA DEL TASSO CORRISPETTIVO CONTRATTUALE SIA NEL REGIME COMPOSTO SIA NEL REGIME SEMPLICE DEGLI INTERESSI e all’articolo CORTE D’APPELLO DI TORINO, SENTENZA DEL 05-05-2020 n. 464.

TRIBUNALE DI NAPOLI, SENTENZA DEL 16-06-2020 N. 4102

Si pubblica la sentenza del Tribunale di Napoli del 16/06/2020 n. 4102 del Dott. ETTORE PASTORE ALINANTE, in linea con la pronuncia del Tribunale di Napoli del 13/02/2018 n. 1558 dello stesso magistrato, cioè la prima sentenza in Italia che ha calcolato espressamente per un MUTUO una rata costante posticipata nel REGIME SEMPLICE con impostazione finale in t_m al posto della rata costante posticipata del REGIME COMPOSTO del sistema FRANCESE.

La sentenza del Tribunale di Napoli del 16/06/2020 n. 4102, che ha come oggetto un contratto di LEASING IMMOBILIARE, ha ridefinito sia il canone periodico sia il canone di riscatto nel REGIME SEMPLICE degli interessi con impostazione finale in t_m al posto del REGIME COMPOSTO del sistema FRANCESE.

Si legge nella decisione che “Diverso il discorso per il piano di ammortamento alla FRANCESE, allegato al contratto: come accertato dal CTU, confermando sul punto quanto dedotto da parte attrice, il piano d’ammortamento del finanziamento concesso all’utilizzatrice, e quindi l’importo del canone di locazione finanziaria, è stato determinato da xxxxxx applicando il REGIME FINANZIARIO COMPOSTO degli interessi, non pattuito tra le parti. Ciò significa che il piano di ammortamento va rideterminato applicando la CAPITALIZZAZIONE SEMPLICE degli interessi, conformemente a quanto pattuito in contratto; a ciò ha provveduto il CTU nella sua terza ipotesi di ricalcolo accertando che: sino alla data della relazione peritale (25/11/2019) l’utilizzatrice ha complessivamente versato euro 7.641,16 in più rispetto a quanto effettivamente dovuto (la convenuta va condannata a restituire all’attrice tale somma, oltre interessi legali da ciascun pagamento indebito al soddisfo, dovendosi ritenere in malafede la concedente che applica condizioni economiche a carico dell’utilizzatrice, non espressamente pattuite); il canone della locazione finanziaria sempre dal 25/11/2019 ammonterà ad euro 1.022,29; il prezzo di riscatto di euro 24.903,15. La conseguenza della difformità del piano di ammortamento applicato rispetto alle pattuizioni contrattuali non può essere che questa: rideterminare un piano di ammortamento conforme alle pattuizioni contenute nel contratto sottoscritto dalle parti”

Nell’elaborato peritale, gentilmente fornito dal Dott. VALENTINO VECCHI insieme ai documenti contrattuali per aiutare tutti a comprendere compiutamente la sentenza del Dott. ETTORE PASTORE ALINANTE, si legge che il contratto di LEASING IMMOBILIARE a tasso variabile sottoscritto il 22/11/2006 aveva “l’importo complessivo di euro 219.073,10 (oltre IVA). Le parti convenivano in anni 15 la durata del finanziamento, da rimborsarsi mediante il pagamento di un canone iniziale di euro 8.050,00 (oltre IVA) nonché n. 179 canoni mensili di euro 1.178,90 (oltre IVA). Per il riscatto dell’immobile allo scadere del finanziamento l’utilizzatore si impegnava a corrispondere la somma di euro 32.200,00 (oltre IVA). Le parti, convenuto l’utilizzo del parametro Euribor 3 mesi (il cui valore, alla data di stipula del contratto, risultava pari al 3,367%) per la determinazione del corrispettivo della locazione finanziaria, fissavano nella misura del 5,94% il “tasso leasing” del finanziamento. Le parti, altresì, convenivano l’applicazione di ulteriori oneri posti a carico dell’utilizzatore – alcuni dei quali riferibili alla fase “fisiologica” del rapporto, altri a quella eventualmente “patologica” – tra i quali: 1) interessi di mora: 0,31 x 1000 al giorno (condizioni particolari); 2) penale per estinzione anticipata: 1% del capitale residuo (appendice al contratto); 3) spese di istruttoria: € 600 (oltre IVA); 4) spese di incasso: € 3 (oltre IVA); 5) spese invio fattura: € 3 (oltre IVA); 6) spese gestione fattura unica: € 50 (oltre IVA); 7) spese per insoluto: € 25,82 (oltre IVA); 8) spese invio comunicazioni e duplicati: € 11 (oltre IVA); 9) spese chiusura contratto: € 80 (oltre IVA)”.

Rinviando per ulteriori informazioni all’articolo ESEMPIO DI INDETERMINATEZZA DEL TASSO CORRISPETTIVO CONTRATTUALE SIA NEL REGIME COMPOSTO SIA NEL REGIME SEMPLICE DEGLI INTERESSI (LEASING), nell’analisi del contratto si riscontra che è specificatamente scritto che “il tasso leasing è il tasso di interesse dell’operazione finanziaria, in particolare è il tasso che uguaglia il prezzo di acquisto del bene locato con i canoni leasing periodici ed il riscatto attualizzati (divisore 360 gg.)”. Questa norma contrattuale del 22/11/2006 è in contrasto con la disciplina della  CIRCOLARE BANCA D’ITALIA n. 229 del 21 aprile 1999, 9° Aggiornamento del 25 luglio 2003 (in GU del 19/08/03 n. 191) in vigore dal 01/10/2003 al 31/12/2009 che ha inserito nel corpo normativo il TITOLO X rubricato“Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari”.

Infatti, le disposizioni normative prevedevano che “Nelle operazioni attive e passive il calcolo degli interessi è eseguito con riferimento alla durata dell’anno civile: pertanto, dato che la Banca d’Italia ha stabilito che “Per le operazioni di leasing finanziario è indicato il tasso interno di attualizzazione per il quale si verifica l’uguaglianza fra costo di acquisto del bene locato (al netto di imposte) e valore attuale dei canoni e del prezzo dell’opzione di acquisto finale (al netto di imposte) contrattualmente previsti”, il calcolo del tasso leasing contrattuale doveva essere previsto con la metodologia dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” e non il metodo dell’ANNO COMMERCIALE.

Inoltre, non essendo allegato alcun PIANO DI AMMORTAMENTO, l’unica indicazione nella convenzione della modalità di calcolo dei 179 canoni leasing mensili è quella che gli stessi sono posticipati scadenti rispettivamente il giorno 1 o 15 di ciascun mese”: infatti sia nelle “Condizioni Particolari” sia nella “Appendice al Contratto” sia nelle “Condizioni Generali” non si specifica che i canoni leasing sono calcolati dalla concedente con il PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTO della rata costante posticipata del sistema “FRANCESE” e, cioè con una modalità vietata dall’art. 821, comma 3 c.c.

Non solo, sia nelle “Condizioni Particolari” sia nella “Appendice al Contratto” sia nelle “Condizioni Generali” non si specifica che i canoni leasing debbano essere calcolati con il PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME SEMPLICE della rata costante posticipata del sistema “LINEARE” e, cioè con una modalità consentita dall’art. 821, comma 3 c.c. Infatti, se la concedente avesse effettivamente previsto “la CAPITALIZZAZIONE SEMPLICE degli interessi” come sostenuto dal Dott. ETTORE PASTORE ALINANTE, il contratto fra le parti avrebbe dovuto necessariamente fissare il vincolo di un’epoca di riferimento perché le prestazioni di una parte (l’importo della somma erogata data) e le controprestazioni dell’altra (l’importo complessivo delle rate pagate) “riportandole, con la legge di interesse o sconto prescelta, all’epoca di riferimento pure prefissata, il valore delle prime eguagli il valore delle seconde”. In altre parole, se l’atto di leasing prevede effettivamente il lecito REGIME SEMPLICE, nel regolamento contrattuale deve essere necessariamente stabilito anche che il valore della rata costante posticipata si deve determinare con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0, cioè al momento della conclusione del contratto, o con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m, cioè al momento del termine del contratto: infatti, solo con la presenza vincolo di un’epoca di riferimento le parti sanno esattamente quale deve essere l’importo del canone periodico corretto che rispetta la volontà pattizia.

Nel rinviare all’articolo VERITÀ MATEMATICHE INCONTROVERTIBILI 4 (E CONSEGUENTI INEQUIVOCABILTÀ GIURIDICHE) e all’articolo IL DIRITTO DEL CLIENTE DI OTTENERE GRATUITAMENTE NELL’ESECUZIONE DEL CONTRATTO (MA ANCHE DOPO) IL PIANO DI AMMORTAMENTO COMPLETO DI TUTTI I DATI, si evidenzia che SOLO nella fase di esecuzione del contratto il cliente ha avuto contezza dell’applicazione dell’illecito PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTO della rata costante posticipata del sistema “FRANCESE”: infatti, come dimostra questo PDA consegnato allo stesso nel 2017, come primo pagamento periodico è indicato il canone contrattuale di euro 1.178,90 con la sua componente di QUOTA CAPITALE pari ad euro 421,25 e la sua componente di QUOTA INTERESSE pari ad euro 757,65.

Il canone contrattuale di euro 1.178,90 è stato determinato dai Bancari latu sensu utilizzando il tasso leasing del 5,944240896802% con l’illecito PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTO con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE e con il tasso mensile NON equivalente del 0,49535340806%.

Si allegano in sequenza le stampate ufficiali del SOFTWARE DI CALCOLO COMPLETO di proprietà della Robyn Hode Italia relative sia al conteggio del TASSO LEASING EFFETTIVO del 5,944240896802% sia al calcolo con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con il tasso mensile NON equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE evidenziando che la componente di QUOTA CAPITALE del 1 canone ricorrente di euro 1.178,90 NON ARROTONDATA è pari ad euro 421,256962393485 e la sua componente di QUOTA INTERESSE NON ARROTONDATA è pari ad euro 757,643037643065 (come spesso succede, gli ARROTONDAMENTI sono sempre calcolati dai Bancari latu sensu a favore degli intermediari).

Dato che nell’atto contrattuale la società di leasing indica un TASSO LEASING ANNUALE del 5,94%, applicando con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00 l’illecito PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con il tasso mensile NON equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE (identicamente, in virtù del PRINCIPIO DI SCINDIBILITÀ, si determina il medesimo canone ricorrente impiegando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME COMPOSTO con il tasso mensile NON equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE), i Bancari latu sensu avrebbero dovuto indicare nel regolamento contrattuale un canone ricorrente di euro 1.178,51 anziché quello di euro 1.178,90.

Conseguentemente, il TOTALE DA RIMBORSARE, anziché essere euro 251.273,10 conteggiato con il canone ricorrente di euro 1.178,90, è di euro 251.203,33 con una differenza di euro 69,77 in meno per il cliente da pagare.

Se i Bancari latu sensu avessero almeno rispettato la regola prevista dal PROTOTIPO FOGLIO INFORMATIVO in vigore dal 10/09/2009 al 31/10/2016 che stabilisce che “Se nel piano di ammortamento si applica il regime di capitalizzazione composta degli interessi, la conversione del tasso di interesse annuale i1 nel corrispondente tasso di interesse infrannuale i2 (e viceversa) segue la seguente formula di equivalenza intertemporale i2 = (1+i1)t1/t2 – 1”, cioè l’equazione corretta del PRINCIPIO DI EQUIVALENZA, con il canone iniziale di euro 8.050,00, il canone finale di euro 32.200,00  e il TASSO LEASING ANNUALE del 5,94% gli stessi avrebbero dovuto indicare in contratto un canone ricorrente di euro 1.164,22 applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con il tasso periodale equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE.

Conseguentemente, il TOTALE DA RIMBORSARE, anziché essere euro 251.273,10 conteggiato con il canone ricorrente di euro 1.178,90, è di euro 248.644,76 con una differenza di euro 2.628,34 in meno per il cliente da pagare.

Se i Bancari latu sensu avessero rispettato sia la regola prevista dal PROTOTIPO FOGLIO INFORMATIVO in vigore dal 10/09/2009 al 31/10/2016 che stabilisce che “Se nel piano di ammortamento si applica il regime di capitalizzazione composta degli interessi, la conversione del tasso di interesse annuale i1 nel corrispondente tasso di interesse infrannuale i2 (e viceversa) segue la seguente formula di equivalenza intertemporale i2 = (1+i1)t1/t2 – 1”, cioè l’equazione corretta del PRINCIPIO DI EQUIVALENZA, sia la CIRCOLARE BANCA D’ITALIA n. 229 del 21 aprile 1999, 9° Aggiornamento del 25 luglio 2003 che prevede che nelle condizioni economiche dell’operazione siano indicati la “periodicità e modalità di calcolo degli interessi”, modalità che necessariamente deve essere quella dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” perché è espressamente stabilito che “Nelle operazioni attive e passive il calcolo degli interessi è eseguito con riferimento alla durata dell’anno civile, con il canone iniziale di euro 8.050,00, il canone finale di euro 32.200,00  e il TASSO LEASING ANNUALE del 5,94% gli stessi avrebbero dovuto indicare in contratto un canone ricorrente di euro 1.164,12 applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006.

Conseguentemente, il TOTALE DA RIMBORSARE, anziché essere euro 251.273,10 conteggiato con il canone ricorrente di euro 1.178,90, è di euro 248.626,94 con una differenza di euro 2.646,16 in meno per il cliente da pagare.

Viste le lacune contrattuali, vista la normativa della Banca d’Italia che obbliga l’uso del TASSO PERIODALE EQUIVALENTE nel REGIME COMPOSTO degli interessi o dell’indicazione del TASSO LEASING EFFETTIVO, sussiste l’INDETERMINATEZZA IN COMPOSTO del TASSO LEASING ANNUALE del 5,94%. Infatti, utilizzando correttamente le regole matematiche del PRINCIPIO DI EQUIVALENZA con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, per determinare il canone ricorrente di euro 1.178,90 applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con il tasso periodale equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE, occorre impiegare il TASSO LEASING EFFETTIVO del 6,108892478571%.

È evidente che solo impiegando il TASSO LEASING EFFETTIVO del 6,108892478571% con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con il tasso giornaliero equivalente con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, si ottiene il canone ricorrente di euro 1.178,90.

Analogamente, sussiste l’INDETERMINATEZZA IN COMPOSTO del TASSO LEASING ANNUALE del 5,94% perché i Bancari latu sensu non hanno rispettato anche la CIRCOLARE BANCA D’ITALIA n. 229 del 21 aprile 1999, 9° Aggiornamento del 25 luglio 2003 che prevede che nelle condizioni economiche dell’operazione siano indicati la “periodicità e modalità di calcolo degli interessi”, modalità che necessariamente deve essere quella dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” perché è espressamente stabilito che “Nelle operazioni attive e passive il calcolo degli interessi è eseguito con riferimento alla durata dell’anno civile. Infatti, utilizzando correttamente le regole matematiche del PRINCIPIO DI EQUIVALENZA con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, per determinare il canone ricorrente di euro 1.178,90 applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, occorre impiegare il TASSO LEASING EFFETTIVO del 6,11008301911%.

È evidente che, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, solo impiegando il TASSO LEASING EFFETTIVO del  6,11008301911% con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME COMPOSTO con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, si ottiene il canone ricorrente di euro 1.178,90.

In considerazione che la legge obbliga l’uso del REGIME SEMPLICE ex art. 821, comma 3, c.c., avendo i Bancari latu sensu precisato contrattualmente, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, un canone ricorrente di euro 1.178,90, sussiste l’INDETERMINATEZZA IN SEMPLICE del TASSO LEASING ANNUALE del 5,94%.

In altre parole, nel ricordare che il REGIME SEMPLICE NON è una legge di interesse SCINDIBILE e, quindi, il valore della rata costante posticipata che si determina con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0, cioè al momento della conclusione del contratto, ha un importo più alto di quello specificato con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m, cioè al momento del termine del contratto, entrambe le due modalità matematiche possono essere utilizzate in sostituzione perché sono rispettose sia dell’art. 821, comma 3, c.c. sia della volontà contrattuale che NON ha previsto la presenza del vincolo di “un’epoca di riferimento”.

Conseguentemente, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, per calcolare il canone ricorrente di euro 1.178,90 con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’Anno Civile “Corretto”, occorre impiegare il TASSO LEASING EFFETTIVO del 8,042242427316% con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006.

È evidente che, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, solo impiegando il TASSO LEASING EFFETTIVO del 8,042242427316% con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, si ottiene il canone ricorrente di euro 1.178,90.

L’INDETERMINATEZZA IN SEMPLICE, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, sussiste anche con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’Anno Civile “Corretto” perché, per ottenere il canone ricorrente di euro 1.178,90 con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, occorre impiegare il TASSO LEASING EFFETTIVO del 12,691947174457%.

È evidente che, con il canone iniziale di euro 8.050,00 e il canone finale di euro 32.200,00, solo impiegando il TASSO LEASING EFFETTIVO del 12,691947174457% con il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, si ottiene il canone ricorrente di euro 1.178,90.

Nel rinviare all’articolo ESEMPIO DI INDETERMINATEZZA DEL TASSO CORRISPETTIVO CONTRATTUALE SIA NEL REGIME COMPOSTO SIA NEL REGIME SEMPLICE DEGLI INTERESSI (LEASING) per ulteriori delucidazioni, tenendo in considerazione sia che l’art. 821, comma 3, codice civile impone letteralmente ex art. 12 delle preleggi, oltre la maturazione degli INTERESSI CORRISPETTIVI con il REGIME SEMPLICE, la modalità di conteggio dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” perché considera esattamente tutti i giorni dell’anno, interpretazione confermata dai principi di diritto espressi dalla giurisprudenza consolidata, sia che sussiste la mancanza del vincolo di “un’epoca di riferimento”  nel regolamento contrattuale, sia che il patto fra le parti prevede espressamente il canone ricorrente di euro 1.178,90 e il canone finale di euro 32.200,00 che sono volutamente parametrati fra loro dai contraenti in quanto gli unici comprensivi di una QUOTA INTERESSE, occorre evidenziare che la soluzione matematica corretta giuridicamente per rideterminare il rapporto dare/avere rispettoso sia della legge sia della volontà convenzionale è quella che utilizza il canone iniziale di euro 8.050,00 privo di QUOTA INTERESSI con il TASSO LEASING ANNUALE contrattuale del 5,94% ricalcolando entrambi i canoni comprensivi della QUOTA INTERESSE.

In questo caso, applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, si ottiene un canone ricorrente di euro 1.074,11 e un canone finale di euro 29.337,92.

Conseguentemente, il TOTALE DA RIMBORSARE, anziché essere euro 251.273,10 conteggiato con il canone ricorrente di euro 1.178,90, è di euro 229.654,32 con una differenza di euro 21.618,78 in meno per il cliente da pagare.

Invece, applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, si ottiene un canone ricorrente di euro 1.011,03 e un canone finale di euro 27.614,78

Conseguentemente, il TOTALE DA RIMBORSARE, anziché essere euro 251.273,10 conteggiato con il canone ricorrente di euro 1.178,90, è di euro 216.638,62 con una differenza di euro 34.634,48 in meno per il cliente da pagare.

Si evidenzia che i dati citati in sentenza, e cioè “il canone della locazione finanziaria sempre dal 25/11/2019 ammonterà ad euro 1.022,29; il prezzo di riscatto di euro 24.903,15” sono stati calcolati del Dott. VALENTINO VECCHI con la NON corretta ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE, senza utilizzare il TASSO LEASING ANNUALE contrattuale del 5,94% ma il 5,944% e senza tenere conto che il patto fra le parti prevede espressamente il canone ricorrente di euro 1.178,90 e il canone finale di euro 32.200,00 che sono volutamente parametrati fra loro dai contraenti in quanto gli unici comprensivi di una QUOTA INTERESSE.

Si certifica, comunque, che con le modalità empiriche specificate a pag. 28 e 29 dell’elaborato peritale del Dott. VALENTINO VECCHI che prevede il calcolo del solo canone ricorrente con l’importo finanziato di euro 139.750,56 anziché con quello effettivo di euro 161.000,00, se si adopera la formula del PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME SEMPLICE con il tasso periodale equivalente discendente dal TASSO ANNUALE del 5,944% con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO COMMERCIALE, si ottiene la rata di euro 1.022,29.

In definitiva, in considerazione che il QUESITO al CTU del Dott. ETTORE PASTORE ALINANTE era, fra le altre richieste, ” …(…)… verifichi se nel rapporto per cui è causa il tasso di interesse sia stato pattuito in modo determinato o determinabile, e in caso negativo ricalcoli il saldo del rapporto applicando i tassi sostitutivi ex art.117 TUB … (…) …” e visto che il giudicante ha sentenziato l’applicazione della “CAPITALIZZAZIONE SEMPLICE degli interessi”, gli allegati di quest’articolo provano matematicamente, empiricamente e giuridicamente l’indeterminatezza del TASSO LEASING ANNUALE contrattuale del 5,94% (si rinvia all’articolo L’INDETERMINATEZZA CONTRATTUALE DEL SISTEMA “FRANCESE”​ e all’articolo ESEMPIO DI INDETERMINATEZZA DEL TASSO CORRISPETTIVO CONTRATTUALE SIA NEL REGIME COMPOSTO SIA NEL REGIME SEMPLICE DEGLI INTERESSI (LEASING)).

Non solo, in considerazione che il QUESITO al CTU del Dott. ETTORE PASTORE ALINANTE era, anche, “Verifichi il CTU se nel rapporto di leasing per cui è causa sia stato pattuito un tasso corrispettivo e/o moratorio usuraio, in caso affermativo, ricalcoli il saldo del rapporto escludendo ogni voce che entri a far parte del TEG”, nel rinviare all’articolo TASSO CORRISPETTIVO: IL REATO-MEZZO DI TRUFFA AGGRAVATO EX ART. 61, COMMA 1, N. 2, C.P. DALLA CONNESSIONE CON IL REATO-FINE DI USURA NEI CONTRATTI DI FINANZIAMENTO RATEALE e all’articolo TRIBUNALE DI MASSA, SENTENZA DEL 05-08-2020 N. 384, si evidenzia che se si tiene conto della TENTATA TRUFFA ATTUALIZZATA nella verifica usuraria, la percentuale del TEG FINANZIAMENTO di questo leasing configura il reato di USURA strettamente collegato alla SOLA fase fisiologica del contratto.

La TENTATA TRUFFA ATTUALIZZATA del leasing calcolata per differenza di canoni attualizzati, cioè quella relativa ai canoni determinati applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, è pari ad euro 20.581,61.

La TENTATA TRUFFA ATTUALIZZATA del leasing calcolata per differenza di quote interesse, cioè quella relativa ai canoni determinati applicando il PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione finale in t_m del REGIME SEMPLICE con i tassi giornalieri equivalenti con la ponderazione dei periodi rateali dell’ANNO CIVILE “CORRETTO” con la data di inizio ammortamento coincidente alla data del contratto del 22/11/2006, è pari ad euro 27.066,77.

Conseguentemente, se si tiene conto della TENTATA TRUFFA ATTUALIZZATA del leasing calcolata per differenza di canoni attualizzati di euro 20.581,61, la percentuale del TEG FINANZIAMENTO del leasing è pari al 8,5011151786208% e, quindi, si configura certamente l’USURA IN “CONCRETO” ex art. 644, comma 3, secondo periodo, c.p. perché questa aliquota è inferiore a quella del TSU del 8,97% ma superiore alla percentuale del parametro della rescissione per lesione ex art. 1448, comma 2, c.c. del 7,475%.

Invece, se si tiene conto della TENTATA TRUFFA ATTUALIZZATA del leasing calcolata per differenza di quote interesse di euro 27.066,77, la percentuale del TEG FINANZIAMENTO del leasing è pari al 9,335642348092% e, quindi, si configura certamente l’USURA “PRESUNTA” ex art. 644, comma 3, primo periodo, c.p. perché questa aliquota è superiore a quella del TSU del 8,97%

CORTE DI CASSAZIONE, SENTENZA DEL 20-05-2020 N. 9237

Contrariamente a quanto sostenuto in siti “parabancari dove sono postati articoli che sostengono tesi che alterano la verità matematica del sistema “FRANCESE”, la sentenza della Corte di Cassazione n. 9237 del 20-05-2020 NON HA AFFERMATO il principio di diritto che la determinazione della rata costante posticipata con il PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTOnon dà luogo ad anatocismo in quanto gli interessi vengono calcolati sul residuo e non sull’intero”.

Si legge nelle motivazioni che:

“2.- Con il secondo motivo la ricorrente fa valere una violazione della Delib. CIRC 9 febbraio 2000, art. 6.

In sostanza il ragionamento è il seguente. Il tasso annuale pattuito in contratto era del 3,0472% per un contratto e del 3,069% per l’altro, ma di fatto è stato corrisposto un tasso rispettivamente del 3,520% e del 3,581%. Ossia è stato di fatto corrisposto un tasso superiore (sia pure di poco) a quello indicato in contratto.

Ciò comporta violazione di legge, secondo al ricorrente, sotto due aspetti. In primo luogo in quanto questo sistema di ammortamento (pagamento degli interessi con cadenza infrannuale) comporterebbe anatocismo.

Questo argomento però è INAMMISSIBILE (o comunque infondato) nella misura in cui presuppone un accertamento di fatto che non può essere demandato alla Corte di cassazione e che avrebbe dovuto farsi nel giudizio di merito. Ed è la stessa ricorrente (p. 9) che si duole della mancata ammissione di CTU sul punto.

In secondo luogo, si assume violazione della Delib. Circ 9 febbraio 2000, nella misura in cui è stata disattesa, nei fatti,attraverso il meccanismo della riscossione infrannuale, la previsione contrattuale che indicava un tasso diverso da quello effettivo (sia pure di pochissimo).

Anche qui vale l’obiezione precedente: una simile censura presuppone una dimostrazione in fatto che il tasso effettivamente praticato è superiore a quello pattuito, accertamento che non appare effettuato nei giudizi di merito pur se l’aspetto sembra essere non contestato.

E comunque, risulta dalla sentenza impugnata (p. 6) che, con accertamento effettuato nei giudizi di merito, e qui ovviamente NON SINDACABILE, si è appurato che, in concreto, il sistema di ammortamento effettivamente applicato nella fattispecie non ha dato luogo ad anatocismo, in quanto gli interessi venivano calcolati sul residuo e non sull’intero.

Il ricorso va respinto”.