CASSAZIONE CIVILE, ORDINANZA DEL 08-09-2021 N. 24181

Criteri di determinazione del Tasso di Mora

MASSIMA

SI APPLICA IL TASSO LEGALE PER IL CALCOLO DEGLI INTERESSI DI MORA SUCCESSIVI ALLA RISOLUZIONE DEL CONTRATTO PER INADEMPIMENTO IN ASSENZA DI UN PRESTABILITO TASSO DI MORA DA USARE

In difetto di prova certa in merito al saggio di interesse moratorio convenzionale applicabile al rapporto di durata prima della mora, o di accordo delle parti sull’applicazione, per il periodo successivo, di un saggio di interesse moratorio convenzionale superiore al tasso legale, detto interesse va calcolato, a decorrere dalla mora (e dunque, ove questa non sia avvenuta prima, dalla risoluzione del rapporto) e sino al saldo, nella misura corrispondente al tasso legale, senza possibilità di applicare, in assenza di specifico accordo tra le parti, un tasso convenzionale fisso in luogo di quello, variabile, pattuito dalle parti.

L’art. 1224 c.c. rubricato “Danni nelle obbligazioni pecuniarie” al comma 1 testualmente recita: “Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente ed anche se il creditore non prova di aver subito alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura (…)”.

L’ordinanza della Cassazione del 08-09-2021 n. 24181 ha per oggetto un MUTUO A TASSO VARIABILE dove la misura del tasso moratorio è legato alla misura del tasso corrispettivo che periodicamente varia.

Nella fattispecie, risolto dall’intermediario per inadempimento del cliente il contratto di MUTUO A TASSO VARIABILE, il precetto intimato per il pagamento veniva opposto con richiesta da parte dell’opponente di rideterminazione del dovuto e di non debenza degli interessi moratori applicati dalla Banca. Espletata una C.T.U., il Tribunale di Lodi rideterminava la somma del precetto e statuiva la debenza degli interessi di mora, dalla notifica del precetto al tasso “legale”. La Corte di Appello di Milano aumentava il saggio degli interessi di mora al 6,75% accogliendo una delle due opzioni ricostruttive del C.T.U. in 1° grado, cioè applicando l’ultimo tasso in vigore prima della risoluzione del rapporto, ovvero l’ultimo tasso corrispettivo all’epoca della risoluzione del rapporto.

L’ordinanza della Cassazione del 08-09-2021 n. 24181 ha ritenuto “arbitraria” la decisione della Corte di Appello di Milano perché non motivata cassando “con rinvio” la sentenza gravata disponendo che il Giudice del rinvio dovrà tener conto che in difetto di prova certa in merito al saggio di interesse moratorio convenzionale applicabile al rapporto di durata prima della mora, o di accordo delle parti sull’applicazione per il periodo successivo, di un saggio di interesse moratorio convenzionale superiore al tasso legale, detto interesse va calcolato, a decorrere dalla mora (e dunque ove questa non sia avvenuta prima, dalla risoluzione del rapporto) e sino al saldo, nella misura corrispondente al tasso legale, senza possibilità di applicare, in assenza di specifico accordo tra le parti, un tasso convenzionale fisso in luogo di quello, variabile, pattuito dalle parti”.

Infatti, con riferimento all’art. 1224, comma 1, c.c., il Collegio ha ritenuto sia che con l’espressione usata nell’ultimo periodo “prima della mora” “il legislatore abbia inteso fare riferimento a tutto il periodo anteriore alla mora – e, dunque, alla risoluzione del rapporto negoziale – e non solamente al giorno, o alla settimana, o al mese, o all’anno antecedente detto evento (…)” sia che quando le parti non abbiano espressamente stabilito che, in ipotesi di costituzione in mora del debitore inadempiente, o di risoluzione del contratto per inadempimento del medesimo, si debba applicare al periodo successivo a detti eventi un tasso convenzionale prestabilito, anche da individuarsi nell’ultimo tasso variabile applicabile in base alla regola negoziale, ovvero nella misura del saggio tendenziale risultante dalla media tra tutti i tassi variabili applicati al rapporto, non è possibile fare applicazione dell’art. 1224 c.c. comma 2 (in realtà, comma 1 ultimo periodo) a causa dell’impossibilità pratica di stabilire in che misura fossero stati stabiliti gli interessi convenzionali “prima della mora”. In tali ipotesi, dunque, per il periodo successivo alla risoluzione sono dovuti gli interessi moratori al saggio legale, in applicazione della regola generale di cui all’art. 1224 comma 1 (in realtà, comma 1 primo periodo)”.