CONSULTAZIONE DELLA BANCA D’ITALIA PER MODIFICARE LE ISTRUZIONI PER LA RILEVAZIONE DEI TEGM AI SENSI DELLA LEGGE SULL’USURA (APERTA FINO AL 20 LUGLIO 2020)

La Banca d’Italia ha posto in pubblica consultazione alcune modifiche alle ISTRUZIONI PER LA RILEVAZIONE DEI TEGM ai sensi della legge sull’usura, da ultimo revisionate nell’agosto 2016. Di seguito il DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE con evidenziate in rosso le modifiche che l’Istituto di Vigilanza vuole apportare.

Nelle “Premesse” della RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO AL DOCUMENTO IN CONSULTAZIONE si legge che “la numerosità di quesiti posti dagli intermediari in relazione a taluni dubbi interpretativi e l’evoluzione del mercato rendono opportuno l’aggiornamento delle Istruzioni per accrescerne la chiarezza e garantire comportamenti uniformi da parte dei soggetti segnalanti. Ciò a sua volta migliorerà la significatività dei tassi medi rilevati.

Nello stesso documento al punto “3. Analisi di impatto della regolamentazione” si legge che “Il beneficio atteso, in tutti i casi esaminati, è definito dal raggiungimento di una migliore rappresentatività dei TEGM segnalati dagli intermediari da cui derivano TEGM più indicativi delle condizioni economiche applicate, a livello nazionale, alle operazioni di credito. Tale migliore rappresentatività viene realizzata per esempio:

– prendendo spunto da prassi già adottate da alcuni intermediari (per aspetti non dettagliati nelle Istruzioni attualmente in vigore) e rendendo quindi omogenee le metodologie di calcolo per tutta la platea degli enti segnalanti;

– riducendo i margini di discrezionalità degli intermediari a beneficio di una maggiore uniformità e coerenza segnaletica;

– riducendo l’ampiezza della categoria residuale “Altri finanziamenti” in linea con l’aggiornamento delle Istruzioni nel 2016.

L’analisi è stata redatta come AIR semplificata ai sensi dell’art. 5 del Regolamento della Banca d’Italia per l’adozione degli atti di natura normativa o di contenuto generale e della Circolare n. 277 della Banca d’Italia.”

La consultazione rimarrà aperta fino al 20 luglio 2020.

Si legge nella RELAZIONE DI ACCOMPAGNAMENTO AL DOCUMENTO IN CONSULTAZIONE che “Osservazioni, commenti e proposte possono essere trasmessi, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente documento, a:

  • qualora si disponga di posta elettronica certificata (PEC), in formato elettronico all’indirizzo riv@pec.bancaditalia.it; oppure
  • in forma cartacea all’indirizzo Servizio Rapporti Istituzionali di Vigilanza, Divisione Verifiche Antiriciclaggio e Usura, via Piacenza 6, 00184, Roma. In tal caso, una copia in formato elettronico dovrà essere contestualmente inviata all’indirizzo email servizio.riv.verifiche_aml_usura@bancaditalia.it.
  • Per agevolare la valutazione dei contributi alla consultazione, si invitano i rispondenti a indicare esplicitamente i punti del documento a cui le osservazioni, i commenti e le proposte si riferiscono. I commenti ricevuti durante la consultazione saranno pubblicati sul sito internet della Banca d’Italia. I partecipanti alla consultazione possono chiedere che, per esigenze di riservatezza, i propri commenti non siano pubblicati oppure siano pubblicati in forma anonima (il generico disclaimer di confidenzialità eventualmente presente in calce alle comunicazioni inviate via posta elettronica non sarà considerato come richiesta di non divulgare i commenti). I contributi ricevuti oltre il termine sopra indicato non saranno presi in considerazione”.

LE MORATORIE DEI PAGAMENTI DEI FINANZIAMENTI RATEALI PER COVID-19 NON DEVONO ESSERE SEGNALATE IN CENTRALE RISCHI

Sul sito della Banca d’Italia sono specificate le seguenti informazioni:

4) Che succede in Centrale dei rischi se aderisco alle “moratorie” del decreto legge “Cura Italia” o ad altre stabilite nell’ambito di altri provvedimenti legislativi, accordi o protocolli di intesa? Vengo segnalato come cattivo pagatore?

No. La Banca d’Italia ha fornito agli intermediari specifiche indicazioni (vedi comunicazione del 23 marzo 2020) in caso di adesione alle “moratorie” previste dal decreto legge “Cura Italia” e da altre analoghe previsioni di legge, accordi o protocolli d’intesa. In particolare, non verranno segnalati ritardi nei pagamenti per coloro che beneficiano della moratoria, in quanto le rate sono sospese. Inoltre, il cliente non potrà essere segnalato a sofferenza dal momento in cui la moratoria gli è stata concessa. È importante precisare che (i) il diretto interessato non ha diritto alla cancellazione di una eventuale propria posizione a sofferenza se questa è stata iscritta in un momento antecedente la concessione della moratoria, e (ii) in Centrale dei rischi la richiesta di una moratoria non qualifica in alcun modo il richiedente come un “cattivo pagatore”. Peraltro, possono beneficiare delle moratorie solo i clienti che alla data della richiesta non hanno segnalazioni di inadempienze negli obblighi contrattuali rispetto a prestiti ricevuti (clienti in bonis).

5) Se un intermediario non rispetta le indicazioni fornite dalla Banca d’Italia con la comunicazione del 23 marzo 2020 e mi classifica comunque a sofferenza che devo fare?

Tutti abbiamo il diritto di sapere se siamo segnalati nella Centrale dei rischi (CR), da chi e come. La Banca d’Italia tutela questo diritto e garantisce l’accesso gratuito ai dati della CR. Se si accede ai propri dati tramite la piattaforma Servizi online e soprattutto se si è muniti di una identità digitale (SPID o CNS) la risposta è fornita di norma in pochi minuti. In alternativa, è possibile presentare la richiesta a una delle Filiali della Banca d’Italia (tramite PEC, posta ordinaria e, in periodi normali, anche recandosi presso gli sportelli). Una volta che abbiamo acquisito i nostri dati disponibili nella CR, abbiamo il diritto di chiedere la correzione delle informazioni presenti se le riteniamo sbagliate. A tal fine possiamo rivolgerci alla banca o alla società finanziaria segnalante o presentare un esposto alla Banca d’Italia (anche in questo caso lo si può fare tramite i Servizi online).

6) Dove posso informarmi meglio sulla Centrale dei rischi della Banca d’Italia?

Sul sito della Banca d’Italia si trovano molte informazioni sulla Centrale dei rischi, ai seguenti link:

Servizi al cittadino/ accesso ai dati della centrale dei rischi

Servizi al cittadino/ accesso ai dati della centrale dei rischi/ domande frequenti

Pubblicazioni/guide della Banca d’Italia/ la Centrale dei rischi in parole semplici 

economiapertutti.bancaditalia.it/ #andratuttobene. Le risposte all’emergenza coronavirus

VERIFICA DELL’USURARIETÀ: I DECRETI MINISTERIALI SONO CONOSCIBILI DAL GIUDICE DEL MERITO?

CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA DEL 30-01-2019 N. 2543

POSIZIONE CONTRARIA

Secondo questa sentenza di Cassazione “Il giudicante ha fatto buon governo dell’orientamento espresso dalle Sezioni unite di questa Corte, già nel 2009 (Cass., Sez. un., 29/04/2009, n. 9441), e più volte ribadito, secondo cui “La natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali… rende ad essi inapplicabile il principio “iura novit curia” di cui all’art. 113 c.p.c., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell’art. 1 preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto)”.

Tale principio di carattere generale è stato, peraltro, concretamente applicato ai decreti ministeriali di cui alla L. n. 108 del 1996, da Cass. 26/06/2001, n. 8742 nonchè da Cass. 31/01/2002, n. 11706.

In sostanza, per giurisprudenza costante, il principio jura novit curia va coordinato con l’art. 1 preleggi, il quale indica le fonti del diritto, onde, laddove il primo eleva a dovere del Giudice la ricerca del “diritto”, non può non fare esclusivo riferimento alle vere e proprie fonti del diritto oggettivo, id est ai precetti che sono caratterizzati dal duplice connotato della normatività e della giuridicità, sicchè vanno esclusi dall’ambito d’operatività del richiamato principio sia i precetti aventi carattere normativo ma non giuridico (come le regole della morale o del costume), sia quelli aventi carattere giuridico ma non normativo (come gli atti di autonomia privata o gli atti amministrativi) estranei alla previsione del menzionato art. 1 preleggi, sia quelli aventi forza normativa puramente interna, come gli statuti degli enti e i regolamenti interni.

Nè la mancata produzione della copia dei decreti ministeriali che stabilivano, all’epoca della stipula del contratto, la soglia antiusura può essere superata, come correttamente ha ritenuto la sentenza impugnata, con la produzione di equipollenti. Con la produzione in giudizio dei COMUNICATI STAMPA DELLA BANCA D’ITALIA non può, dunque, ritenersi soddisfatto l’onere probatorio gravante sulla ricorrente. La copia dei suddetti decreti ministeriali costituisce, infatti, elemento di prova essenziale della fattispecie, non altrimenti surrogabile”.

CASSAZIONE CIVILE, SENTENZA DEL 13-05-2020 N. 8883

POSIZIONE FAVOREVOLE

La Suprema Corte, discostandosi da quanto era stato sostenuto con ordinanza del 30 gennaio 2019, n. 2543, ha affermato, in sostanza, che la disciplina regolamentare in materia di superamento del tasso soglia, ai fini della valutazione dell’usura, ha carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile e deve, pertanto, essere conosciuta dal giudice del merito, nonché applicata alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che l’abbiano invocata.

Si legge nella sentenza che “4.5. Allo scopo, non deve tuttavia considerarsi necessario, sulla base del principio di allegazione, che la parte supporti la deduzione di nullità producendo i D.M., che nel tempo hanno fissato i tassi soglia, solo sull’assunto che detti atti, nella gerarchia delle fonti del diritto, non costituiscono provvedimenti aventi forza di legge, avendo essi natura di provvedimento amministrativo ai sensi della L. n. 400 del 1988, che il giudice, pertanto, non è tenuto a conoscere in via autonoma. Il principio affermato in tale materia, in più occasioni, non si spinge però ad assumere che la mancata produzione in giudizio delle norme secondarie, attestanti i tassi soglia determinati nel tempo, non autorizzi il Giudice ad acquisirne diretta conoscenza, indipendentemente dall’attività svolta dalla parte deducente la nullità degli interessi applicati. Conformemente a quanto ritenuto dalla giurisprudenza di questa Corte, in più occasioni, con riguardo al giudizio di merito, il Giudice di merito ha un potere-dovere di acquisizione in materia (v. Cass. 4372/02, Cass. 10561/01; Cass. 2563/09, 12561/02; Cass. 29 agosto 2006, n. 18861; Cass. 2563/09; Sez. 2, Sentenza n. 14446 del 2010; Cass. Sez. L., Sentenza n. 15065 del 02/07/2014 per la materia giuslavoristica; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 19360 del 20/07/2018, per quanto riguarda i regolamenti comunali in materia edilizia).

4.6.In particolare, nei casi sopra citati la Corte di legittimità si è limitata ad affermare che la nuova produzione di normativa secondaria sia inammissibile, e non superabile con il principio iura novit curia, unicamente in relazione al giudizio di legittimità, ove è precluso un ingresso di documentazione non prodotta nei precedenti gradi di giudizio: “In tema di tasso di riferimento degli interessi, è inammissibile il motivo di ricorso per cassazione con il quale si deduca la violazione di decreti ministeriali determinativi del suddetto tasso, allorchè essi non risultino acquisiti agli atti del giudizio di merito, in quanto fermo restando che la loro produzione non può avvenire per la prima volta nel giudizio di legittimità, in forza del divieto di cui dell’art. 372 c.p.c., comma 1 – la loro natura di atti amministrativi rende inapplicabile il principio “jura novit curia”, di cui all’art. 113 c.p.c., che va coordinato con l’art. 1 preleggi, il quale non comprende detti atti nelle fonti del diritto (principio affermato con riferimento a motivo di ricorso afferente alla violazione di decreti emanati del D.P.R. n. 902 del 1976, ex art. 20, L. n. 108 del 1996, artt. 2 e 3 e L. n. 183 del 1976, art. 15)” (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 8742 del 26/06/2001 (Rv. 547760-01)). Pertanto in sede di giudizio di legittimità non sarebbe scrutinabile, in mancanza di pregressa idonea allegazione nella fase di merito, una nullità di tal tipo, posto che i decreti ministeriali in questione fungono da parametri di riferimento necessari per la valutazione della fattispecie, che deve essere osservata e ricostruita dal giudice del merito, e non dal giudice di legittimità.

4.7. A tale indirizzo occorre dare seguito, con l’aggiunta di ulteriori argomenti riferiti al giudizio di merito.

4.8. Nella fase del giudizio di merito, è indubbio che la disciplina regolamentare in materia di superamento del tasso soglia ai fini della valutazione dell’usura abbia carattere integrativo della normativa dettata in via generale dalla legge penale e civile, e debba pertanto essere conosciuta dal giudice del merito, ed applicata alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che l’abbiano invocata. Atteso il particolare tecnicismo dell’ambito di operatività di tali disposizioni, le norme di carattere secondario, continuamente aggiornate, realizzano una etero-integrazione del precetto normativo, e non consentono, dunque, neanche di ritenere che le norme penali effettuino in tal modo un rinvio in bianco (cfr. sul punto Cass. Sez. 2, Sentenza n. 18683 del 04/09/2014, in relazione agli illeciti amministrativi che rinviino a “disposizioni generali o particolari impartite dalla CONSOB o dalla Banca d’Italia”). Pertanto, nel caso in questione, il Giudice del merito non avrebbe dovuto dare rilievo, ai fini della prova dell’illecita pattuizione o applicazione di interessi usurari, alla mancata produzione dei D.M., in parola nel corso del giudizio di merito, potendo acquisirne conoscenza, o attraverso la sua SCIENZA PERSONALE o attraverso la COLLABORAZIONE DELLE PARTI, ovvero anche attraverso la richiesta di INFORMAZIONI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE o l’acquisizione di una CTU TECNICO-CONTABILE.

IL SISTEMA FRANCESE DETERMINA IL REATO DI AUTORICICLAGGIO CON LA RESPONSABILITÀ PENALE DELL’INTERMEDIARIO EX D.LGS 231/2001

L’art. 3, comma 3, della Legge 15 dicembre 2014 n. 186 ha introdotto nel codice penale con decorrenza dal 01/01/2015 l’art. 648-ter.1 rubricato “Autoriciclaggio” che al comma 1 prevede che [I]. Si applica la pena della reclusione da due a otto anni e della multa da euro 5.000 a euro 25.000 a chiunque, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo, impiega, sostituisce, trasferisce, in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla commissione di tale delitto, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa“.

L’art. 3, comma 3, della Legge 15 dicembre 2014 n. 186 ha contestualmente modificato l’art. 25 octies del Decreto legislativo del 08/06/2001 – N. 231 sia nella rubrica in “Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio” sia nel contenuto in ” 1. In relazione ai reati di cui agli articoli 648, 648-bis , 648-ter e 648-ter.1 del codice penale, si applica all’ente la sanzione pecuniaria da 200 a 800 quote. Nel caso in cui il denaro, i beni o le altre utilità provengono da delitto per il quale e’ stabilita la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni si applica la sanzione pecuniaria da 400 a 1000 quote. 2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1 si applicano all’ente le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a due anni. 3. In relazione agli illeciti di cui ai commi 1 e 2, il Ministero della giustizia, sentito il parere dell’UIF, formula le osservazioni di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231″.

In primis, queste modifiche normative aggravano la responsabilità penale individuale dei Bancari latu sensu degli intermediari che hanno dolosamente previsto (o NON hanno impedito di prevedere) il sistema “FRANCESE” nei contratti di finanziamento rateale in violazione dell’art. 821, comma 3, c.c. configurando il reato-mezzo di TRUFFA e, a determinate condizioni, il reato-fine di USURA.

Non solo, queste modifiche normative configurano la responsabilità penale dell’intermediario se lo stesso non dimostra che la previsione contrattuale del truffaldino sistema “FRANCESE” nei contratti di finanziamento rateale è avvenuta per iniziativa di un determinato Bancario latu sensu che ha superato volontariamente gli accorgimenti organizzativi posti dall’intermediario ad impedimento di ciò.

In altre parole, la responsabilità penale dell’intermediario per il reato di AUTORICICLAGGIO si configura per la disponibilità ed uso a favore della persona giuridica del denaro riveniente dal reato-mezzo di TRUFFA e, a certe condizioni, dal reato-fine di USURA, in conseguenza di determinazioni organizzative standardizzate che prevedono l’uso illecito del sistema “FRANCESE” nel calcolo degli interessi nei contratti di finanziamento rateale.

Nell’eventualità di accertata responsabilità penale dell’intermediario per NON aver adottato le misure idonee organizzative per impedire l’uso del truffaldino sistema “FRANCESE” nei contratti di finanziamento rateale e, quindi, per NON aver evitato la commissione del reato-mezzo di TRUFFA e, a determinate condizioni, del reato-fine di USURA, non solo sussiste la responsabilità ex art. 25 octies del Decreto legislativo del 08/06/2001 – N. 231 ma si concretizza anche la responsabilità ex art. 25 sexies del Decreto legislativo del 08/06/2001 – N. 231 per ABUSI DI MERCATO.