CASSAZIONE, SENTENZA DEL 30-03-2018 N. 8028

INDETERMINATEZZA DEL TASSO CORRISPETTIVO IN GENERALE

Nel rinviare all’articolo BONFERRONI 1937, TASSO NOMINALE, TASSI TECNICI, TASSO EFFETTIVO O REALE, in tema di contratto di mutuo, affinché una clausola di determinazione degli interessi corrispettivi sulle rate di ammortamento scadute sia validamente stipulata ai sensi dell’art. 1346 cod. civ., è sufficiente che la stessa – nel regime anteriore all’entrata in vigore della legge 17 febbraio 1992, n. 154 – contenga un richiamo a criteri prestabiliti ed elementi estrinseci, purché obiettivamente individuabili, funzionali alla concreta determinazione del saggio di interesse. A tal fine occorre che quest’ultimo sia desumibile dal contratto con l’ordinaria diligenza, senza alcun margine di incertezza o di discrezionalità in capo all’istituto mutuante, non rilevando la difficoltà del calcolo necessario per pervenire al risultato finale, né la perizia richiesta per la sua esecuzione.

La sentenza della Cassazione del 30/03/2018 n. 8028 ha stabilito che “in tema di contratti di mutuo, una convenzione relativa agli interessi, per essere validamente stipulata ai sensi dell’art. 1284 c.c., comma 3, – che è norma imperativa, debba avere un contenuto assolutamente univoco e contenere la puntuale specificazione del tasso di interesse; ove il tasso convenuto sia VARIABILE, è idoneo ai fini della sua precisa individuazione il riferimento a parametri fissati su scala nazionale alla stregua di accordi interbancari, mentre non sono sufficienti generici riferimenti, dai quali non emerga con sufficiente chiarezza quale previsione le parti abbiano inteso richiamare con la loro pattuizione (Sez. 3, Sentenza n. 2317 del 02/02/2007; Sez. 3, Sentenza n. 2072 del 29/01/2013; Sez. 3, Sentenza n. 25205 del 27/11/2014)”.