CORTE DI GIUSTIZIA, ORDINANZA DEL 02-09-2021 CAUSA 932/19 (CASO OTP UNGHERIA)

DIRITTI DEI CONSUMATORI: POTERI GIUDICE NAZIONALE SU CLAUSOLE ABUSIVE O NULLE – MUTUO DENOMINATO IN VALUTA ESTERA

La direttiva 93/13/CEE ammette la normativa di uno Stato Ue che preveda che una clausola abusiva inserita in un contratto di mutuo possa essere sostituita dal giudice con una norma di diritto nazionale, sempre che tale operazione consenta di ripristinare effettivamente la situazione di diritto e di fatto in cui il consumatore si sarebbe trovato in assenza della clausola abusiva, anche nel caso in cui il giudice ritenga che la conservazione del contratto sia contraria agli interessi del consumatore.

Il principio è stato affermato dalla Corte di Giustizia nel caso OTP Jelzálogbank e altri con l’ordinanza del 02 settembre 2021 C-932/19, relativa alla legge ungherese la quale, nella fattispecie rappresentata, commina la nullità di tale clausola e obbliga il giudice nazionale competente a sostituirla con una disposizione interna, senza concedere la possibilità, al giudice, di accogliere la domanda del consumatore interessato diretta all’annullamento dell’intero contratto di mutuo.

Si legge nell’ordinanza del 02 settembre 2021 C-932/19 che “Per questi motivi, la Corte (Sesta Sezione) dichiara:

L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa nazionale che, per quanto riguarda i contratti di mutuo conclusi con un consumatore, commini la nullità di una clausola relativa al divario nel cambio considerata abusiva e obblighi il giudice nazionale competente a sostituire a quest’ultima una disposizione di diritto nazionale che impone l’uso di un tasso di cambio ufficiale, senza prevedere la possibilità, per il giudice, di accogliere la domanda del consumatore interessato diretta all’annullamento dell’intero contratto di mutuo, quand’anche lo stesso giudice ritenga che la conservazione del contratto sia contraria agli interessi del consumatore, in particolare alla luce del rischio di cambio che quest’ultimo continuerebbe a sopportare in base ad un’altra clausola del contratto, purché in compenso il medesimo giudice, nell’esercizio del suo pieno potere discrezionale e senza che la volontà espressa dal consumatore possa prevalere su quest’ultimo, ravvisi che l’applicazione delle misure previste dalla normativa nazionale consente effettivamente di ripristinare la situazione di diritto e di fatto in cui il consumatore si sarebbe trovato in assenza di tale clausola abusiva“.