TRUFFA / USURA / ESTORSIONE NORMATIVA

Art. 821 Codice Civile – Acquisto dei frutti

“[III]. I frutti civili si acquistano giorno per giorno, in ragione della durata del diritto”.

Art. 1374 Codice Civile – Integrazione del contratto

“[I]. Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità”.

Art. 640 Codice Penale – Truffa

“[I]. Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 51 euro a 1.032 euro [381 c.p.p.].
[II]. La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da 309 euro a 1.549 euro [381 c.p.p.]:
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare [162 c.p.m.p.];
2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità [649 c.p.].
2-bis) se il fatto è commesso in presenza della circostanza di cui all’articolo 61, numero 5).
[III]. Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o la circostanza aggravante prevista dall’articolo 61, primo comma, numero 7.”

Art. 61 Codice Penale – Circostanze aggravanti comuni

“[I]. Aggravano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze aggravanti speciali, le circostanze seguenti:
1) (…);
2) l’aver commesso il reato per eseguirne od occultarne un altro [12 c.p.p.], ovvero per conseguire o assicurare a sé o ad altri il prodotto o il profitto o il prezzo ovvero la impunità di un altro reato [576 c.p.];
3)
(…);
4)
(…);
5)
(…);
6)
(…);
7) l’avere, nei delitti contro il patrimonio [624-648-ter c.p.; 1135 – 1149 c. nav.], o che comunque offendono il patrimonio, ovvero nei delitti determinati da motivi di lucro [24 c.p., 481 c.p.], cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di rilevante gravità;
8)
(…);

Art. 629 Codice Penale – Estorsione

“[I]. Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000.
[II]. La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente”
.

Art. 644 Codice Penale – Usura (1)

“[I]. Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000 (2).
[II]. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sé o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.

[III]. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria (3).
[IV]. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.
[V]. Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:
1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;
4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
5) se il reato è commesso da una persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione.

[VI]. Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni (4)”.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 1, l. 7 marzo 1996, n. 108. La pena era stata così fissata dall’art. 11-quinquies d.l. 8 giugno 1992, n. 306, conv., con modif., nella l. 7 agosto 1992, n. 356. La pena originaria era della reclusione fino a due anni e della multa da lire mille a ventimila. Il secondo comma era stato aggiunto dall’art. 11-quinquies d.l. n. 306, cit.
(2) Le parole «da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000» sono state sostituite alle parole «da uno a sei anni e con la multa da euro 3.098 a euro 15.493» dall’art. 2 l. 5 dicembre 2005, n. 251. Per la confisca di danaro, beni o altre utilità di non giustificata provenienza, nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta, v. art. 12-sexies d.l. n. 306, cit., aggiunto dall’art. 2 d.l. 20 giugno 1994, n. 399, conv., con modif., in l. 8 agosto 1994, n. 501.
(3) V., in proposito, gli artt. 2, 3 e 10 l. n. 108, cit.
(4) V., circa la nozione di interessi usurari, l’art 1 l. 29 dicembre 2000, n. 394, conv., con modif., in l. 28 febbraio 2001, n. 24.

Art. 644 ter Codice Penale – Prescrizione del reato di usura (1)

“[I]. La prescrizione del reato di usura decorre dal giorno dell’ultima riscossione sia degli interessi che del capitale”.
(1) Articolo inserito dall’art. 11 l. 7 marzo 1996, n. 108.

Legge del 07/03/1996 – N. 108 (Testo Vigente)

Legge del 07/03/1996 – N. 108 (Testo in G.U.)

Art. 533 Codice di Procedura Penale – Condanna dell’imputato

“1. Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli [521 c.p.p.] al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena [17-38, 132-139 c.p.] e le eventuali misure di sicurezza [199-240 c.p.] (1).
2. Se la condanna riguarda più reati, il giudice stabilisce la pena per ciascuno di essi e quindi determina la pena che deve essere applicata in osservanza delle norme sul concorso di reati e di pene [72 s. c.p.] o sulla continuazione [81 c.p.]. Nei casi previsti dalla legge il giudice dichiara il condannato delinquente o contravventore abituale [102-104 c.p.] o professionale [105 c.p.] o per tendenza [108 c.p.].
3. Quando il giudice ritiene di dover concedere la sospensione condizionale della pena [163 c.p.] o la non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale [175 c.p.], provvede in tal senso con la sentenza di condanna (2).
3-bis. Quando la condanna riguarda procedimenti per i delitti di cui all’articolo 407, comma 2, lettera a), anche se connessi ad altri reati, il giudice può disporre, nel pronunciare la sentenza, la separazione dei procedimenti anche con riferimento allo stesso condannato quando taluno dei condannati si trovi in stato di custodia cautelare e, per la scadenza dei termini e la mancanza di altri
titoli, sarebbe rimesso in libertà (3)”.
(1) Comma così sostituito dall’art. 5 l. 20 febbraio 2006, n. 46. Il testo del comma era il seguente: «1. Se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli, il giudice pronuncia sentenza di condanna applicando la pena e l’eventuale misura di sicurezza». V. art. 16 d.lg. 25 luglio 1998, n. 286.
(2) Per i reati di competenza del giudice di pace, v. l’art. 33 d.lg. 28 agosto 2000, n. 274.
(3) Comma aggiunto, in sede di conversione, dall’art. 4 d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4.