CASSAZIONE, SENTENZA DEL 22-06-2016 n. 12965

Criteri di valutazione ai fini usura della clausola di salvaguardia

Si mettono in rilievo i principi di diritto evidenziati nella motivazione della sentenza che prevedono:

a) La nullità delle clausole che comportano l’USURARIETÀ del contratto, nullità che può essere “rilevabile anche di ufficio”;

b) La nullità della c.d. CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA che astrattamente riconduce in maniera automatica il valore del TASSO CORRISPETTIVO superiore al TSU al valore dello stesso, nullità sussistente anche nel caso di una clausola che preveda espressamente il diritto all’astratta restituzione del “supero” al finanziato;

c) L’applicabilità dell’art. 1815, comma 2, c.c. a “tutti i contratti che prevedono la messa a disposizione di denaro dietro una remunerazione” e, quindi, pure a tutti i finanziamenti rateali diversi dal mutuo ordinario.

In riferimento alla nullità della c.d. CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, dato che è sancita la sua invalidità quando concerne il TASSO CORRISPETTIVO, cioè il rapporto fisiologico fra le parti, analogamente deve dichiararsi la nullità della stessa ex art. 1344 c.c. quando riguarda il TASSO MORATORIO, cioè il rapporto patologico fra i contraenti.

Infatti, la previsione di un codicillo pattizio che stabilisce l’applicazione in caso di inadempimento di INTERESSI MORATORI e di eventuali ONERI ASSIMILABILI, pur avendo l’intrinseca finalità di forfettaria ed anticipata liquidazione del danno da ritardato adempimento dell’obbligazione pecuniaria, assume di fatto, nell’ottica del creditore, una finalità di corrispettivo della concessione del credito. Non solo, come argomentato nell’articolo CASSAZIONE CIVILE SEZIONI UNITE, SENTENZA DEL 18-09-2020 N. 19597, l’esistenza di reali INTERESSI CORRISPETTIVI “mascherati” da INTERESSI MORATORI e da ONERI ASSIMILABILI fa si che la clausola contrattuale che stabilisce espressamente il pagamento della MORA ed eventualmente di tali COSTI si pone concretamente in diretta connessione con l’obbligazione principale di corresponsione degli INTERESSI CORRISPETTIVI e, quindi, vi è un’ulteriore prova dell’obbiettivo di commettere il reato di TRUFFA CONTRATTUALE “al di là di ogni ragionevole dubbio” ex art. 533, comma 1, c.p.p.. Inoltre, il principio di diritto sancito dalla Cassazione è incontestabile nel caso dell’ordinaria verifica dell’USURARIETÀ c.d. “ORIGINARIA” del contratto: infatti, in virtù che l’art. 1815, comma 2, c.c. è una disposizione di rango imperativo, non è ammissibile che alla data della sottoscrizione della convenzione vi sia una specifica clausola che determina in modo diverso dalla legge gli effetti civilistici e penalistici della commissione del reato-fine di USURA.