CORTE DI GIUSTIZIA, SENTENZA DEL 11-09-2019 CAUSA 383-18 (CASO LEXITOR) e GIURISPRUDENZA ITALIANA

L’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore.

Si legge nella sentenza “Lexitor”:

  • l’“effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente come dipendenti dalla durata del contratto (…) i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca”. Nei fatti, poi, “la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto”;
  • la Corte ha inoltre osservato, al proposito, che il “margine di manovra, di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna, rende in pratica molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto”;
  • il rischio di penalizzare il soggetto concedente il credito in maniera sproporzionata” è d’altro canto stornato – ha concluso la sentenza – dal fatto che la norma dell’art. 16 par. prevede “a beneficio del mutuante il diritto a un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito” e anche dal fatto che il comma 4 del medesimo articolo “offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere affinché l’indennizzo sia adeguato alla condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante”.

In altre parole, il consumatore che ha sottoscritto un contratto di prestito personale, di cessione del quinto o di mutuo, ove eserciti la facoltà di estinguere anticipatamente l’importo dovuto all’intermediario, ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito ex articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE e ex articolo 125 sexies TUB che include tutti i costi posti a suo carico, compresi anche quelli il cui importo non dipende dalla durata del contratto di credito: per conseguenza, la sentenza ha quindi stabilito che deve essere restituita non solo la quota non maturata degli ONERI RICORRENTI pagati anticipatamente (c.d. ONERI RECURRING), ma anche una quota degli ONERI IMPUTABILI ALLA FASE DI CONCESSIONE DEL FINANZIAMENTO (c.d. ONERI UP-FRONT).

La sentenza “Lexitor” è stata seguita da una comunicazione in data 4 dicembre 2019 della Banca d’Italia, che ha invitato gli intermediari ad adeguarsi sollecitamente alla sentenza stessa, con riferimento sia alla gestione dei reclami relativi a finanziamenti preesistenti, sia alle condizioni contrattuali di quelli da erogare.

Si evidenzia che il D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141 ha introdotto nel TUB l’art. 125 sexies rubricato “Rimborso anticipato” con decorrenza dal 19/09/2010 che stabilisce che “1. Il CONSUMATORE può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.

2. In caso di rimborso anticipato, il FINANZIATORE ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito. L’indennizzo non può superare l’1 per cento dell’importo rimborsato in anticipo, se la vita residua del contratto è superiore a un anno, ovvero lo 0,5 per cento del medesimo importo, se la vita residua del contratto è pari o inferiore a un anno. In ogni caso, l’indennizzo non può superare l’importo degli interessi che il consumatore avrebbe pagato per la vita residua del contratto.

3. L’indennizzo di cui al comma 2 non è dovuto: a) se il rimborso anticipato e’ effettuato in esecuzione di un contratto di assicurazione destinato a garantire il credito; b) se il rimborso anticipato riguarda un contratto di apertura di credito; c) se il rimborso anticipato ha luogo in un periodo in cui non si applica un tasso di interesse espresso da una percentuale specifica fissa predeterminata nel contratto; d) se l’importo rimborsato anticipatamente corrisponde all’intero debito residuo ed è pari o inferiore a 10.000 euro“.

Di seguito la giurisprudenza contrastante rispetto ai principi di diritto espressi dalla sentenza della Corte di Giustizia.

COLLEGIO DI COORDINAMENTO ABF, DECISIONE DEL 22-09-2014 n. 6167

Nella decisione si legge: “VII°. Dal contesto sopra riassunto emerge in primo luogo che se è vero che le FONTI PRIMARIE dispongono unicamente che il consumatore ha diritto ad un rimborso in caso di estinzione anticipata del rapporto di finanziamento “pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del rapporto”, senza entrare nei dettagli del criterio di calcolo, tuttavia le
FONTI SECONDARIE indicano con sufficiente chiarezza in primo luogo che il tema si collega alla direttiva generale della trasparenza contrattuale ed in secondo luogo che ai costi recurring si deve applicare il principio di competenza economica, posto che si tratta di
costi che maturano in ragione del tempo, e di conseguenza che essi sono da rilevare pro rata temporis. Il problema quindi diviene quello di stabilire quale rilievo giuridico debba darsi alle indicazioni contenute nelle FONTI SECONDARIE.

COLLEGIO DI COORDINAMENTO ABF, DECISIONE DEL 11-11-2016 n. 10035

Tale decisione ha espresso i seguenti principi generali: (a) l’art. 125-sexies TUB è una norma imperativa che esplicita un criterio di competenza economica non derogabile; (b) di conseguenza, “il ricorso all’autonomia negoziale non può spingersi fino ad escludere ex ante – attraverso la negoziazione di un criterio di rimborso alternativo a quello pro rata temporis – il rimborso di costi versati dal cliente e dovuti per attività o prestazioni non erogate per effetto dell’estinzione anticipata del finanziamento”; (c) fermo restando quanto precede, nonché la ribadita esigenza di una chiara distinzione tra costi up front e costi recurring, l’autonomia negoziale delle parti può esplicarsi nella individuazione del criterio di maturazione dei costi definiti come recurring, nel senso che tale maturazione può “avere uno sviluppo non strettamente lineare o proporzionale”; (d) quando ciò avviene, anche il rimborso dovuto al soggetto finanziato in caso di estinzione anticipata può – coerentemente – seguire il criterio adottato per la maturazione dei costi recurring, ossia può risultare “non strettamente lineare o proporzionale (come normalmente avviene)”; (e) in conclusione, dunque, “le parti sono libere di determinare i futuri costi recurring e la loro distribuzione nel corso del tempo, ma non la quota di quei costi oggetto di rimborso in caso di estinzione anticipata del finanziamento, la cui determinazione è, in ogni caso, regolata dal principio di competenza economica, da intendersi quale criterio legale di rimborso ex art. 125-sexies TUB”.

TRIBUNALE DI NAPOLI, SENTENZA DEL 22-11-2019 n. 10489

Nella sentenza n. 10489 pubblicata dal Tribunale di Napoli il 22 novembre scorso si legge: “Con sentenza dell’11/9/2019 la Corte di Giustizia Europea ha affermato che ove il consumatore eserciti la facoltà di estinguere anticipatamente l’importo dovuto al finanziatore, la riduzione del costo totale del credito, a cui ha diritto (ex art. 16 direttiva UE 2008/48, nonché ex art. 125 sexies TUB), include tutti i costi posti a suo carico, compresi anche quelli il cui importo non dipende dalla durata del contratto di credito. Tuttavia tale sentenza interpreta la Direttiva UE 2008/48, non  l’art. 125.2 Tub applicabile in questo caso, né l’art. 126 sexies Tub che è stato utilizzato per interpretare l’art. 125.2; non è stato dedotto che la direttiva UE 2008/48 sia self executing, e non ne è stata chiesta l’applicazione diretta, e del resto non risulta che lo fosse, tanto che è stato necessario l’intervento interpretativo della Corte di Giustizia; in ogni caso, salvo eccezioni che in questo caso non risultano ricorrere, una Direttiva non può essere immediatamente applicabile nei rapporti tra privati. Si può affermare che, alla luce della citata sentenza, la Repubblica Italiana abbia non correttamente trasposto nel diritto nazionale la Direttiva 2008/48 UE, ma tale situazione può dar luogo ad una responsabilità dello Stato italiano per erronea trasposizione della Direttiva, che comunque non sarebbe direttamente applicabile nei rapporti tra privati. Quindi, la sentenza dell’11/9/2019 della Corte di Giustizia UE non sposta i termini della presente decisione.”

Il Dott. Pastore Alinante Ettore del Tribunale di Napoli ha quindi ritenuto che la direttiva UE 2008/48, così come interpretata dalla sentenza Lexitor, NON possa assumere efficacia diretta nei rapporti tra privati (c.d. efficacia orizzontale), bensì SOLO nei rapporti tra lo Stato ed i suoi cittadini (c.d. efficacia verticale). Sulla scorta della riassunta motivazione, il giudice partenopeo conclude per l’irrilevanza dei principi enunciati dalla sentenza Lexitor, al fine di decidere la controversia giudiziaria sottoposta al suo esame.

COLLEGIO DI COORDINAMENTO ABF, DECISIONE DEL 11-12-2019 n. 2625

L’11 dicembre 2019 la questione è stata affrontata e decisa – in linea con la sentenza della Corte di giustizia – dal Collegio di Coordinamento dell’ABF. Nella decisione si legge:

  • l’“effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente come dipendenti dalla durata del contratto (…) i costi e la loro ripartizione sono determinati unilateralmente dalla banca”. Nei fatti, poi, “la fatturazione di costi può includere un certo margine di profitto”;
  • la Corte ha inoltre osservato, al proposito, che il “margine di manovra, di cui dispongono gli istituti creditizi nella loro fatturazione e nella loro organizzazione interna, rende in pratica molto difficile la determinazione, da parte di un consumatore o di un giudice, dei costi oggettivamente correlati alla durata del contratto”;
  • il rischio di penalizzare il soggetto concedente il credito in maniera sproporzionata” è d’altro canto stornato – ha concluso la sentenza – dal fatto che la norma dell’art. 16 par. prevede “a beneficio del mutuante il diritto a un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito” e anche dal fatto che il comma 4 del medesimo articolo “offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere affinché l’indennizzo sia adeguato alla condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante”.

COLLEGIO DI COORDINAMENTO ABF, DECISIONE DEL 31-03-2020 n. 5909

Il Collegio di Coordinamento ha affermato che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, la richiesta di restituzione dell’importo pagato a titolo di COMMISSIONE DI ESTINZIONE ANTICIPATA (equo indennizzo) prevista dall’art. 125 sexiescomma 2, TUB deve essere rigettata, salvo che il consumatore non provi che l’indennizzo è privo di oggettiva giustificazione.

Il Collegio ricorda che la norma citata del TUB nel prevedere che “In caso di rimborso anticipato, il finanziatore ha diritto ad un indennizzo equo ed oggettivamente giustificato per eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito” fa diretta applicazione dei principi del diritto europeo, nell’intento di trovare un equo bilanciamento tra il risparmio di cui gode il consumatore in caso di estinzione anticipata e la perdita sopportata dal finanziatore. In altre parole, il Collegio di Coordinamento ritiene che l’interpretazione della norma che si ricava dal contesto logico-giuridico in cui è posta sia proprio quella di “prevedere una commissione in sede di estinzione anticipa del contratto di finanziamento, fatte salve le eccezioni di cui al terzo comma dello stesso articolo” risultando altresì chiaro che “la commissione sia stata voluta e disegnata dal legislatore europeo per compensare il finanziatore dei costi diretti derivanti da un’estinzione anticipata del contratto di finanziamento sia in termini di lucro cessante […] che di danno emergente”.

Non solo, per il Collegio di Coordinamento la COMMISSIONE DI ESTINZIONE ANTICIPATA è un costo pienamente giustificato e legittimoladdove si attesti in una percentuale pari o inferiore a quella massima indicata dalla legge poiché in questo senso deve essere letta la norma come trasposta nell’ordinamento interno; vale a dire che l’indennità, così forfettariamente determinata dal legislatore interno, deve essere valutata come oggettivamente equa perché conforme a una norma di legge”. Conseguentemente, il Collegio di Coordinamento ha fissato il seguente principio interpretativo: “La previsione di cui all’art. 125 sexies, comma 2, T.U.B. in ordine all’equo indennizzo spettante al finanziatore in caso di rimborso anticipato del finanziamento va interpretata nel senso che la COMMISSIONE DI ESTINZIONE ANTICIPATA prevista in contratto entro le soglie di legge è dovuta a meno che il ricorrente non alleghi e dimostri che, nella singola fattispecie, l’indennizzo preteso sia privo di oggettiva giustificazione. Restano salve le ipotesi di esclusione dell’equo indennizzo disposte dall’art. 125 sexies, comma 3, T.U.B.

TRIBUNALE DI NAPOLI, SENTENZA DEL 29-06-2020 n. 4433

Il Dott. Pastore Alinante Ettore del Tribunale di Napoli applica i principi di diritto della sentenza della Corte di Giustizia del 11-09-2019 Causa 383-18 rilevando la non sussistenza della distinzione tra costi up front e costi recurring e, conseguentemente, stabilisce che il consumatore in caso di estinzione anticipata ha diritto ad ottenere il rimborso di tutti i costi sostenuti al momento della stipulazione del contratto di finanziamento.

In particolare, il Dott. Pastore Alinante Ettore del Tribunale di Napoli ha stabilito che l’art. 125, comma 2, TUB nel testo vigente quando venne stipulato il contratto per cui è causa, va interpretato alla luce della norma sopravvenuta dell’art. 125 sexies, comma 1, TUB “ Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l’importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all’importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto” perché il testo è perfettamente compatibile con quello della norma previgente, ma più specifico.

In altre parole, secondo il Dott. Pastore Alinante Ettore del Tribunale di Napoli, l’art. 16, paragrafo 1, della Direttiva 2008/48/CEE ha concretizzato il diritto del consumatore ad una riduzione del costo del credito in caso di rimborso anticipato, sostituendo alla nozione generica di “equa riduzione” quella più precisa, di “riduzione del costo totale del credito” e aggiungendo che tale riduzione deve riguardare “gli interessi e i costi”: conseguentemente, l’art. 125, comma 2, TUB del testo ante 2010 è stato precisato dalla norma sopravvenuta dell’art. 125 sexies, comma 1, TUB, il quale non ha innovato la precedente disciplina, ma ne ha soltanto chiarito ed esplicitato il contenuto.

CONCLUSIONI

Nonostante le prese di posizione della giurisprudenza italiana di segno NON univoco, numerosi sono i profili della questione che rimangono aperti, a partire dall’individuazione dei CRITERI PER LA QUANTIFICAZIONE oggettiva della quota degli oneri IMPUTABILI ALLA FASE DI CONCESSIONE DEL FINANZIAMENTO (c.d. ONERI UP-FRONT) suscettibile di restituzione.

Senza dei CRITERI DI QUANTIFICAZIONE oggettivi, che devono essere previsti normativamente, come può il cliente allegare e dimostrare che “nella singola fattispecie, l’indennizzo preteso sia privo di oggettiva giustificazione” come stabilito dal Collegio di Coordinamento dell’ABF?