NEI PRESTITI GRADUALI DELLA RATA COSTANTE POSTICIPATA GLI INTERESSI NON SONO ESIGIBILI (PAGATI) PRIMA DELLA LORO MATURAZIONE

In primis, questo articolo può essere compreso compiutamente da un punto di vista matematico se si ha presente che sia nel REGIME COMPOSTO sia nel REGIME SEMPLICE, da una parte, il conseguenziale PIANO DI AMMORTAMENTO (o PIANO DI RIMBORSO) è univocamente determinato nei suoi valori numerici dall’impiego nella 1° fase algebrica dell’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 o con impostazione finale in t_m che determina l’importo della rata costante posticipata e, dall’altra parte, che il DEBITO RESIDUO del PIANO DI AMMORTAMENTO (o PIANO DI RIMBORSO) è un MONTANTE e, quindi, una miscela di CAPITALE e INTERESSE (si rinvia all’articolo PROF. FRANCESCO SOAVE (LUGANO 1743 – PAVIA 1806), all’articolo PROF. A. CASANO DEL 1800, all’articolo BONFERRONI 1937 IL PRINCIPIO DI EQUITÀ E IL PIANO DI AMMORTAMENTO SONO LE 2 FASI MATEMATICHE DELLA STESSA MEDAGLIA, all’articolo BONFERRONI 1937 IL PRINCIPIO DI EQUITÀ DETERMINA GLI INTERESSI EFFETTIVI, all’articolo BONFERRONI 1937 IL PIANO DI AMMORTAMENTO LINEARE DELLA RATA CALCOLATA CON IL PRINCIPIO DI EQUITÀ DEL REGIME SEMPLICE CON IMPOSTAZIONE INIZIALE IN t_0, all’articolo LEVI 1953 CAPITALIZZAZIONE E SUO SIGNIFICATO, all’articolo LEVI 1953-1959 VINCOLO EPOCA DI RIFERIMENTO, all’articolo LEVI 1964 PRINCIPIO DI SCINDIBILITÀ, all’articolo BONFERRONI 1937, PIANO DI AMMORTAMENTO DELLA RATA COSTANTE POSTICIPATA CALCOLATA CON IL PRINCIPIO DI EQUITÀ DEL REGIME SEMPLICE CON IMPOSTAZIONE FINALE IN t_m, all’articolo VAROLI 1983, PIANO DI AMMORTAMENTO DELLA RATA COSTANTE POSTICIPATA CALCOLATA CON IL PRINCIPIO DI EQUITÀ DEL REGIME SEMPLICE CON IMPOSTAZIONE FINALE IN t_m, all’articolo MORICONI 1994 IL PIANO DI AMMORTAMENTO FRANCESE DELLA RATA CALCOLATA CON IL PRINCIPIO DI EQUITÀ DEL REGIME COMPOSTO SI DETERMINA PRIORITARIAMENTE CON “A FIGURATO M AL TASSO I”.)

Si legge nell’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 24/05/2021 n. 14166 che “12. – Con riferimento al primo motivo di ricorso, si deve osservare che il tema, così specificamente proposto all’esame, viene a concentrarsi sull’interpretazione da assegnare all’espressione “interessi dovuti”, che è contenuta nella norma dell’art. 2855 c.c., comma 2. In particolare, se tale formula rinvii agli interessi divenuti esigibili (ovvero scaduti), stando a quanto stabilito dal piano di ammortamento pattuito, nelle due annate anteriori a quella in cui è caduta la sentenza dichiarativa del fallimento, secondo quanto ritenuto dal decreto del Tribunale trevigiano; o se, invece, rinvii agli interessi che siano anche (e anzi, a ben vedere, prima di tutto) maturati nel corso di tale periodo di tempo, come per contro viene affermato dal ricorrente. Il divario che può effettivamente intercorrere tra le opzioni interpretative appena segnalate – va subito messo in chiaro – emerge, e si apprezza, in ragione del fatto che, secondo quanto incontestato in causa, i due contratti di mutuo hanno predisposto un piano di rientro dell’erogato, che risulta articolato secondo il SISTEMA DELL’AMMORTAMENTO “ALLA FRANCESE”.

L’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 24/05/2021 n. 14166 prosegue affermando che “13. – La struttura di questo tipo di ammortamento prevede come ha per l’appunto rilevato il Tribunale – che lo stesso sia composto da quote di (restituzione del) capitale e quote di (pagamento degli) interessi compensativi “in rapporto variabile nella successione delle rate”: e così a muovere, più precisamente, dalle rate iniziali, in cui la misura assegnata agli interessi è preponderante, e comunque superiore, rispetto a quella che viene imputata al capitale ancora da restituire; secondo una dinamica in via progressiva decrescente col susseguirsi delle rate; sino a invertire il rapporto quantitativo tra le quote di interessi e di capitale nelle rate inerenti alla fase terminale del previsto rientro. Ne segue che detto tipo di ammortamento comporta – per propria conformazione strutturale, seppur con intensità maggiore o minore a seconda delle fattispecie che nel concreto lo realizzino – che una parte degli interessi posti a remunerazione del mutuo erogato divengano esigibili prima che siano maturati, per maturare in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento. Secondo il principio espresso nell’art. 820 c.c., (comma 3), e nell’art. 821 c.c., (comma 3), infatti, gli interessi – quali frutti civili del capitale dato in “godimento” “si acquistano”, e cioè maturano, “giorno per giorno, in ragione della durata del diritto”.

Preliminarmente, l’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 24/05/2021 n. 14166 dimostra di NON avere contezza delle regole matematiche quando afferma che nel “SISTEMA DELL’AMMORTAMENTO “ALLA FRANCESE” … (…) … una parte degli interessi posti a remunerazione del mutuo erogato divengano esigibili prima che siano maturati, per maturare in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento“. Infatti, dato che nel REGIME COMPOSTO il conseguenziale PIANO DI AMMORTAMENTO FRANCESE è univocamente determinato nei suoi valori numerici dall’impiego nella 1° fase algebrica dell’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ con impostazione iniziale in t_0 o con impostazione finale in t_m che precisa l’importo della rata costante posticipata, ad ogni pagamento di rata l’intermediario incassa (esige) SOLO degli interessi corrispettivi maturati matematicamente in quell’istante temporale e, quindi, NON sussiste un pagamento ANTICIPATO di interessi corrispettivi che maturano in un epoca successiva alla scadenza.

Non solo, anche nell’eventualità che nella 1° fase algebrica fosse utilizzata l’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME SEMPLICE con impostazione iniziale in t_0 o con impostazione finale in t_m allo scopo di determinare l’importo della rata costante posticipata, l’intermediario incasserebbe (esigerebbe) solo degli interessi corrispettivi maturati matematicamente in quell’istante temporale perché il conseguenziale PIANO DI AMMORTAMENTO LINEARE è univocamente determinato nei suoi valori numerici.

In altre parole, sia nel REGIME COMPOSTO del sistema FRANCESE sia nel REGIME SEMPLICE del sistema LINEARE, gli importi numerici del conseguenziale PIANO DI AMMORTAMENTO, che evidenziano in entrambi i regimi degli interessi, all’inizio del rimborso, una sequenza di QUOTE CAPITALE variabili con valori di importo inferiore rispetto a quelli della sequela di QUOTE INTERESSE mentre, alla fine del rimborso, si realizza esattamente il fenomeno algebrico contrario, sono dei dati numerici con una sequenza algebrica predefinita dall’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ che ESCLUDE da un punto di vista matematico che si hanno ad ogni pagamento di rata delle QUOTE INTERESSE che maturano “in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento. Ulteriormente, si segnala che le evidenze numeriche con questa sequela matematica predefinita dall’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ, sequenza che si realizza identicamente sia del PIANO DI AMMORTAMENTO del sistema FRANCESE sia del PIANO DI AMMORTAMENTO del sistema LINEARE, sono rispettose dell’art. 1194 c.c. che stabilisce che “Il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi e alle spese, senza il consenso del creditore. Il pagamento fatto in conto di capitale e d’interessi deve essere imputato prima agli interessi”.

Conseguentemente, è errato sia da un punto di vista matematico sia da un punto di vista logico giuridico il richiamo nell’ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione del 24/05/2021 n. 14166 del “principio espresso nell’art. 820 c.c., (comma 3), e nell’art. 821 c.c., (comma 3)” allo scopo di giustificare l’affermazione che nel PIANO DI AMMORTAMENTO del sistema FRANCESE, dato che vi è la sequenza matematica predefinita dall’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ descritta in precedenza, vi sono delle QUOTE INTERESSE che maturano “in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento.

Infatti, il combinato disposto che “gli interessi – quali frutti civili del capitale dato in “godimento” “si acquistano”, e cioè maturano, “giorno per giorno, in ragione della durata del diritto” rileva solo per sancire sia che il principio di proporzionalità ex art. 821, comma 3, c.c. deve sussistere ad ogni pagamento di rata, sia che nei prestiti graduali deve essere impiegata obbligatoriamente l’equazione del PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME SEMPLICE con impostazione iniziale in t_0 o con impostazione finale in t_m per determinare nella 1° fase algebrica l’importo della rata costante posticipata.

In primis, nel rinviare all’articolo È INEQUIVOCABILE CHE L’ART. 821 C.C. PRESCRIVE L’UTILIZZO DELLA FORMULA DEL PRINCIPIO DI EQUITÀ DEL REGIME SEMPLICE DELLA RATA COSTANTE POSTICIPATA, si presenta un esempio empirico (SOMMA EROGATA euro 1.000,00 da rimborsare in 4 rate costanti posticipate annuali al tasso annuo del 10,00%) che dimostra che si dichiara il FALSO matematico quando si afferma che il sistema “FRANCESE” ha una rata costante posticipata determinata con il PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTO (1° FASE) e il suo conseguenziale piano di ammortamento (2° FASE), anziché essere inequivocabilmente nel REGIME ANATOCISTICO, è un “separato conteggio” in REGIME SEMPLICE.

Utilizzando l’esempio empirico precedente, a seguire una tabella che dimostra ulteriormente che, se si calcola il valore finanziario dell’operazione ad ogni pagamento di rata del sistema “FRANCESE” confrontandolo con il valore finanziario del MONTANTE del REGIME SEMPLICE di ogni pagamento, cioè l’unico valore che rispetta il principio di proporzionalità ex art. 821, comma 3, c.c., la rata costante posticipata determinata con il PRINCIPIO DI EQUITÀ del REGIME COMPOSTO (1° FASE) e il suo conseguenziale piano di ammortamento (2° FASE) sono inequivocabilmente nel REGIME ANATOCISTICO perché l’intermediario incassa maggiori INTERESSI CORRISPETTIVI. Conseguentemente, nel REGIME COMPOSTO NON vi sono delle QUOTE INTERESSE che maturano “in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento.

Al contrario, sempre utilizzando l’esempio empirico precedente, di seguito una tabella che dimostra che, se si calcola il valore finanziario dell’operazione ad ogni pagamento di rata del sistema “LINEARE” con l’impostazione iniziale in t_0  confrontandolo con il valore finanziario del MONTANTE del REGIME SEMPLICE di ogni pagamento, cioè l’unico valore che rispetta il principio di proporzionalità, queste rate costanti posticipate determinate con l’impostazione iniziale in t_0  hanno un valore finanziario dell’operazione ad ogni pagamento di rata IDENTICO a quello previsto obbligatoriamente dall’art. 821, comma 3, codice civile. Conseguentemente, nel REGIME SEMPLICE con l’impostazione iniziale in t_0 NON vi sono delle QUOTE INTERESSE che maturano “in epoca successiva alla scadenza fissata per relativo pagamento.

Si rinvia per ulteriori spiegazioni all’articolo LA MOLTIPLICAZIONE FRA IL TASSO E IL DEBITO RESIDUO DEL SISTEMA FRANCESE È NEL REGIME COMPOSTO ANCHE NEL PREAMMORTAMENTO DOVE LE QUOTE CAPITALI SONO PARI A ZERO.